Miglioramento sismico dell’Ospedale San Martino di Genova: la testimonianza dell’Ing. Michela Tognetti

 

Miglioramento sismico dell’Ospedale San Martino di Genova: la testimonianza dell’Ing. Michela Tognetti

Garantire la sicurezza sismica di un grande ospedale senza interrompere le attività cliniche è una delle sfide più complesse dell’ingegneria contemporanea. È la sfida affrontata dal Policlinico San Martino di Genova, una delle principali strutture sanitarie e di ricerca in Italia, nell’ambito degli interventi di miglioramento sismico finanziati dal PNRR.

A raccontare questo percorso è Michela Tognetti, ingegnere dell’Area Tecnica del Policlinico e dirigente dell’Unità Regionale istituita per la gestione dei progetti PNRR.

Un ospedale grande come una città

Il Policlinico San Martino rappresenta una realtà complessa sia dal punto di vista sanitario sia infrastrutturale.

“Il Policlinico San Martino è un ospedale di ricerca che ha un’estensione territoriale pari a circa 40 ettari ed è composto da circa 50 edifici. All’interno abbiamo circa 1.600 posti letto e una fluttuazione di circa 9.000 persone che entrano ed escono quotidianamente dal nostro ospedale.”

In un contesto così articolato, ogni intervento infrastrutturale richiede una pianificazione particolarmente attenta, capace di coniugare sicurezza, organizzazione sanitaria e continuità operativa.

Il miglioramento sismico degli edifici strategici

Nell’ambito degli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Policlinico ha avviato un programma di miglioramento sismico mirato. La normativa italiana impone che le strutture sanitarie vengano considerate edifici strategici, ossia strutture che devono rimanere operative anche durante eventi sismici.

“Nell’ambito dei lavori PNRR il Policlinico ha scelto di intervenire su due edifici. La normativa vigente obbliga l’ospedale a essere considerato edificio strategico, ma vista la dimensione territoriale del nostro Policlinico non era possibile intervenire su tutti i padiglioni.”

La scelta è quindi ricaduta su due strutture chiave per le attività sanitarie:

  • Padiglione Specialità, che ospita i percorsi di neurochirurgia e stroke unit

  • Padiglione Monoblocco, cuore dell’attività chirurgica e diagnostica

     

 

Complessità dei cantieri ospedalieri e la ricerca di una soluzione a basso impatto

Intervenire su edifici sanitari esistenti comporta difficoltà specifiche che raramente si riscontrano in altri contesti edilizi. Nei complessi ospedalieri, infatti, ogni attività di cantiere deve essere progettata tenendo conto della continuità delle cure e della presenza costante di pazienti, personale sanitario e servizi essenziali.

“La criticità principale negli edifici sanitari è attivare tutte le attività di cantiere nell’ambito di un’attività sanitaria. Il Policlinico San Martino non chiude mai le attività sanitarie perché siamo un ospedale di secondo livello”, racconta Michela Tognetti.

La complessità è ancora più evidente nel caso del Padiglione Specialità, dove è presente l’unica stroke unit della Regione Liguria, punto di riferimento per l’intero territorio regionale.

“Nel padiglione Specialità abbiamo l’unità relativa al percorso stroke, che è l’unica in Regione Liguria. Tutti i malati che hanno un problema di ictus o altre patologie che richiedono un intervento specifico arrivano da tutta la Regione in questo ospedale”.

Per questo motivo, l’obiettivo del Policlinico è stato individuare una soluzione che permettesse di intervenire sulla sicurezza sismica degli edifici senza compromettere il funzionamento delle attività sanitarie.

“La necessità nostra era quella di trovare una metodica lavorativa che garantisse la prosecuzione dell’attività sanitaria con il minor impatto possibile. ISAAC è stata scelta a seguito di un’indagine di mercato a livello europeo ed è risultata l’unica società con questa tipologia di tecnologia che garantisce l’adeguamento sismico attraverso smorzatori con interventi ridotti rispetto a un impatto di tipo tradizionale”.

Sicurezza sismica e continuità delle cure

Il progetto del Policlinico San Martino rappresenta un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica possa contribuire a migliorare la sicurezza delle infrastrutture sanitarie senza compromettere la loro funzionalità.

In contesti complessi come quello ospedaliero, dove la continuità delle cure è una priorità assoluta, la possibilità di intervenire sugli edifici esistenti con soluzioni a basso impatto rappresenta un passaggio fondamentale verso una maggiore resilienza del sistema sanitario.

Come emerge dalla testimonianza di Michela Tognetti, la sicurezza sismica degli ospedali non è solo una questione tecnica: è una responsabilità che riguarda la tutela delle persone, la continuità delle cure e la protezione di infrastrutture strategiche per l’intera comunità.