PROTEggere un ospedale che non può fermarsi: ISAAC al policlinico san martino di genova
Un ospedale non è solo un edificio. È un presidio vitale, un’infrastruttura strategica, un luogo che deve rimanere operativo sempre, soprattutto quando tutto il resto si ferma.
In un territorio classificato oggi come zona sismica, la protezione di un ospedale significa proteggere la continuità della cura, la sicurezza dei pazienti e la capacità di risposta di un’intera comunità.
Il Policlinico San Martino di Genova, con i suoi oltre 50 edifici e 1.600 posti letto, rappresenta uno dei più grandi e complessi sistemi ospedalieri italiani. Nell’ambito del PNRR, la necessità di intervenire sulla sicurezza sismica del complesso ospedaliero genovese ha posto una sfida chiara: migliorare la resilienza degli edifici senza interrompere l’attività sanitaria.
Due edifici strategici, una responsabilità pubblica
Gli interventi di adeguamento sismico dell’ospedale sono stati eseguiti su due padiglioni chiave: il Monoblocco, cuore dell’attività chirurgica e diagnostica, e il Padiglione Specialità, sede dei percorsi di neurochirurgia e stroke, unico riferimento regionale per questa tipologia di emergenze. Intervenire su questi edifici significava garantire che, anche in caso di sisma, le funzioni sanitarie più critiche potessero continuare a operare.
«Un ospedale come il San Martino non può mai fermarsi», spiega Michela Tognetti, ingegnere dell’Area Tecnica e dirigente dell’Unità Regionale PNRR. «La priorità era individuare una soluzione di protezione sismica compatibile con la continuità delle attività sanitarie.»
Ridurre il rischio, non bloccare la cura
ISAAC è stata selezionata, a seguito di un’indagine di mercato europea, come unica realtà in grado di offrire una tecnologia brevettata di smorzamento attivo (Active Mass Dampers) capace di migliorare il comportamento sismico degli edifici senza interventi invasivi.
A differenza delle soluzioni tradizionali, che richiedono l’irrigidimento delle strutture e spesso lo sgombero degli ambienti, il sistema ISAAC agisce riducendo le azioni sismiche che colpiscono l’edificio. Le masse controllate installate in copertura generano forze che si oppongono in tempo reale alle sollecitazioni del sisma, diminuendo oscillazioni e stress strutturali.
«Con metodi tradizionali sarebbe stato necessario svuotare intere porzioni dell’ospedale», sottolinea l’ing. Gianfranco Visconti, strutturista del progetto. «Con gli smorzatori attivi di ISAAC siamo intervenuti sulle cause del problema, non sugli effetti.»
Un intervento su misura per edifici complessi
Nel Monoblocco, edificio in calcestruzzo armato di 15 piani, sono stati installati 50 dispositivi ISAAC Electro-Pro, integrati con rinforzi locali mirati su travi e solai, per raggiungere un indice di sicurezza sismica pari a 0,6.
Nel Padiglione Specialità, costruito nel 1937 e caratterizzato da un’elevata densità impiantistica, l’intervento ha previsto l’installazione di 24 dispositivi, affiancati da rinforzi strutturali a bassissima invasività.
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«Negli edifici ospedalieri spesso non è nemmeno possibile raggiungere fisicamente le strutture da rinforzare», osserva l’ing. Bruno Boldrin. «La tecnologia ISAAC consente di migliorare la sicurezza sismica agendo quasi esclusivamente in copertura, senza evacuare i reparti.»
Elemento centrale del progetto è stato il dialogo continuo tra modellazione e comportamento reale degli edifici. Sensori e dispositivi ISAAC in scala ridotta hanno permesso di misurare le frequenze di oscillazione effettive delle strutture, validando i modelli di calcolo.
«Abbiamo verificato sul campo ciò che avevamo simulato», spiega Gabriele Guerzoni, RUP dell’intervento. «Questo ci ha consentito di calibrare con precisione il numero e la posizione dei dispositivi, aumentando l’affidabilità dell’intervento.»
Protezione sismica come servizio alla comunità
Il risultato più importante del progetto non è solo tecnico. È aver dimostrato che la sicurezza sismica di un ospedale può essere migliorata senza compromettere la sua funzione primaria: curare le persone. I lavori si sono svolti mantenendo attivi reparti critici, sale operatorie, laboratori e percorsi di emergenza.
Il progetto del Policlinico San Martino di Genova racconta un nuovo modo di intendere la protezione sismica delle infrastrutture strategiche: non come un vincolo, ma come una leva per garantire continuità, resilienza e sicurezza collettiva.
Perché proteggere un ospedale significa proteggere una comunità intera. E la sicurezza, soprattutto quando è davvero necessaria, non può permettersi di fermarsi.


