La resilienza è una scelta di progetto: ripensare le città a partire dalle strutture
Intervista a Gian Michele Calvi – Professore, ingegnere e innovatore
Gian Michele Calvi è uno di quegli ingegneri che non ti aspetti. Professore universitario, progettista strutturale, curioso instancabile, Calvi si muove tra cattedre, cantieri e concetti innovativi con la leggerezza di chi fa solo ciò che ama. L’abbiamo intervistato per capire cosa significa oggi progettare strutture e città resilienti e che ruolo hanno le nuove tecnologie, come i sistemi intelligenti di protezione sismica, in questa trasformazione.
Ingegnere, professore, “inventore”. Ma cosa la guida davvero nel suo lavoro?
«Faccio solo ciò che mi piace. Evito i problemi ripetitivi e cerco invece sfide nuove. Per me l’ingegneria sismica è ancora un’arte più che una scienza: richiede esperienza, intuizione, la capacità di affrontare situazioni mai viste. Mi occupo di ponti, ricostruzioni post-sisma, strutture storiche, perfino di sismicità indotta in Olanda. Ma il punto centrale è uno: risolvere problemi. È questo, credo, il vero significato di “ingegnere”, da “ingenium”.»
Come cambia il ruolo dell’ingegnere nella trasformazione delle città?
«Non esiste un unico ruolo. C’è chi applica le norme, chi spinge l’innovazione. Personalmente, credo che oggi la vera sfida sia integrare sicurezza strutturale, efficienza energetica, sostenibilità, acustica, qualità del vivere. Costruire bene significa progettare pensando alla vita delle persone. Sempre.»
Resilienza è diventata una parola chiave del nostro tempo. Ma cosa significa davvero progettare una città resiliente?
«Oggi una città resiliente è quella che riesce a rispondere agli imprevisti – non solo a resistere. In sismica, per anni ci siamo concentrati sulla protezione della vita umana, sull’evitare i crolli. Ma oggi il vero obiettivo è la continuità d’uso: garantire che una casa, una scuola, un ospedale, un ponte restino operativi anche dopo un evento estremo. Le perdite indirette – il mancato utilizzo, l’interruzione dei servizi – sono quelle che pesano di più.»
Qual è il legame tra resilienza e progettazione strutturale?
«Progettare strutture resilienti significa considerare scenari alternativi, immaginare l’imprevisto. Se un ponte fondamentale chiude per un anno, quanti chilometri in più percorrono ogni giorno centinaia di veicoli? Qual è il costo sociale? È in questi termini che dobbiamo pensare. L’ingegnere non lavora solo per evitare i crolli, ma per proteggere la funzionalità del sistema urbano.»
Le tecnologie intelligenti – come i sistemi di monitoraggio e controllo – stanno cambiando il progetto?
«Sì, ma attenzione: il monitoraggio non è un fine. È un mezzo, uno strumento che ha senso solo se integrato a un modello di comprensione. Bisogna sapere cosa si vuole misurare, perché e cosa si farà con quei dati. Il valore dei sistemi attivi – come quelli che ISAAC sviluppa – sta proprio nella possibilità di adattare la risposta della struttura in tempo reale. Acquisisco un dato, lo interpreto, intervengo. Questo è il vero significato del controllo attivo.»
Un progetto concreto che incarna questa visione?
«La Torre Piloti di Genova. Lì, l’obiettivo non era la sicurezza strutturale, ma la vivibilità degli spazi, compromessa da vibrazioni frequenti. Con il controllo attivo di ISAAC abbiamo ridotto gli spostamenti e garantito la piena operatività. È un esempio felice, perché l’evento perturbante era frequente. Con un terremoto raro è più difficile, ma il principio resta: usare il dato per modificare la risposta. A San Siro, per dire, avevamo previsto l’interruzione della musica se le vibrazioni diventavano pericolose. È già una forma di resilienza adattiva.»
Guardando al 2050: che ruolo avranno le strutture e le tecnologie intelligenti nelle città del futuro?
«Non mi aspetto rivoluzioni improvvise. Ma la capacità di raccogliere, leggere e usare i dati crescerà. Pensate al Giappone: i treni ad alta velocità rallentano automaticamente con l’early warning sismico. O alla terapia oncologica a Pavia, dove si interrompe il fascio protonico se il respiro del paziente sposta il bersaglio. Tecnologie così sofisticate erano inimmaginabili vent’anni fa. Eppure, questo presente è il futuro.»
Un consiglio a un giovane progettista?
«Fai quello che ti entusiasma. Studia, leggi, ascolta, scegli i tuoi maestri. Le idee davvero originali sono rare, cresci sulle spalle di chi è venuto prima. E non avere paura di cambiare strada. Un mio amico, laureato in filologia romanza, è diventato Amministratore delegato di una banca. La formazione è la vita.»
Per approfondire
La visione di Gian Michele Calvi è chiara: progettare oggi significa preparare il costruito a ciò che (forse) non accadrà mai, ma che può cambiare tutto. La resilienza non è un’opzione: è una scelta. E richiede ingegno, esperienza e strumenti all’altezza della sfida.
ISAAC sviluppa soluzioni intelligenti di protezione sismica pensate proprio per questo: aumentare la resilienza urbana, preservare il valore delle strutture, garantire continuità e sicurezza.
I tecnici ISAAC sono pronti a offrire analisi preventive senza vincoli su immobili pubblici, ospedalieri, religiosi e industriali, con l’intento di riconoscere eventuali punti deboli e possibilità di intervento. Offriamo un approccio concreto per guidare amministrazioni e realtà organizzative lungo un percorso di tutela strutturale consapevole e duratura, prima che si presenti l’emergenza.
Ci impegniamo per una protezione consapevole e capace di trasformare il rischio in resilienza.
Scopri di più su di noi!


